Strategia, organizzazione, progetto, fonti di finanziamento, prime 21 iniziative

Scarica il volume gratuitamente sul tuo dispositivo. Clicca sul formato desiderato:

epub1 pdf lib1
Epub PDF

 

Il disastro climatico, la cultura, la politica.

Da vecchio marinaio qual ero già trent’anni fa, vedevo così chiari, dal balcone della mia casa sul panorama del golfo di Pozzuoli, i segni dell’involuzione climatica, che, nonostante la sordità generale, non mi rassegnavo all’inutilità di continuare a lanciare l’allerta. Tant’è che una sera, al Costanzo Show, nel 1987, o forse 1989, non persi l’occasione di prendere l’argomento e concludere, accorato, dicendo: «Ci sta cadendo il cielo sul capo, e ancora non basta?»
Ma il tono con cui ripetevo che, in due o tre decenni, la catastrofe si sarebbe abbattuta sull’umanità, non era compatibile al pensiero del tempo, per cui non riuscivo ad altro, ogni volta, che a suscitare imbarazzo e causare che gli astanti si defilassero farfugliando, come se non avessero capito, che: «..effettivamente, tra mille anni..»
Un anno fa circa la società aveva però fatto progressi, perché in ventinove anni ne aveva guadagnati novecento, sicché quando, in Fratello clima chetati, a cui rinvio per l’analitica descrizione della trasformazione del clima, ho scritto che la catastrofe era iniziata, tutti assentivano, benché poi proseguissero dicendo che: «..purtroppo, in un centinaio di anni..»
Ora invece tutto sta per cambiare, perché da ora i partiti e i movimenti esistenti ed i nascenti faranno del clima il loro ‘cavallo di battaglia’.
Fin quando, verso fine anno (è il 24.6.2015), o prima, la furia crescente della natura creerà un ‘corto circuito’ e poi un sommovimento emotivo mondiale, e in un batter di ciglia svaporerà la vigente cultura che, nell’essenza, è poi la cultura dei ‘canti balli fighe e bulli’.
La società, allora, seria d’un tratto, toglierà i ‘teli’ sotto i quali cela a se stessa ciò che ‘rimuove’, e ‘ricorderà’ quella mia affermazione del 1985 secondo la quale: «A questo stadio culturale, cioè a questo livello di metodo nell’esercizio del pensiero, l’errore è avere degli obiettivi, perché non possono essere raggiunti».
Perché «il ricordo», riportando molto sinteticamente quanto scrivo nella mia teoria sul modo di formazione del pensiero, «è un effetto di cause».
L’individuo ha cioè nell’immensità della mente una complessa ‘flotta’ di specializzatissime ‘astronavi’ (forme del conoscere/idee) che gli servono a percorrerla (la mente) in lungo e largo per trovare e ‘prelevare’ ciò che gli occorre e ‘trasportarlo’ e ‘posizionarlo’, come meglio gli conviene, sulla piattaforma della ‘coscienza di sé istante per istante’.
Il che significa anche che quello che non gli conviene non lo ‘vede’ o, se proprio deve, lo ‘vede’ mistificandolo come crede.
Insomma, per fermare la catastrofe occorre una nuova cultura, ove per cultura, lo ripeto per l’ennesima volta, intendo: «modo che gli uomini, nel rapporto di forza complessivo, mediano, istante per istante, di dover avere in comune nel ‘vedere’ la realtà».
E, pur non avendo mai smesso di battere palmo a palmo la mente collettiva planetaria scrutando i libri, i media, internet, ogni angolo del laboratorio sterminato della vita, non ho francamente mai trovato – magari per colpa mia, ma se l’ha trovata qualcun altro ne prendo subito atto – traccia di nuove culture adatte a simili obiettivi, salvo quella che ho codificato in La storia di Giovanni e Margherita e le altre mie opere; tutte frutto della predetta scoperta del modo di formazione del pensiero.
Indispensabile cambiamento culturale che è pertanto ciò a cui mira prioritariamente il PAS, perché altrimenti gli altri obiettivi non saranno perseguibili. A parte poi che il precipitare degli eventi imporrà continui cambi di programma.
Mi rivolgo quindi a coloro che capiscono che il PAS non è una mia proprietà, ma qualcosa in cui io stesso non posso avere alcun ruolo se non passando attraverso le regole elettorali su cui è basato.
A coloro che capiscono che il progetto è così vasto ed articolato che chiunque sia di buona volontà può conseguire in esso molti più ruoli, di rilievo e remunerati, di quanti potrebbe conseguirne altrove, perché è fondato sulla logica delle Iniziative. Iniziative di tutti i tipi che saranno strutture, politiche sì, ma rivolte a lanciare, in tutti i campi, attività che – dalle professioni ai mestieri, dall’industria al commercio, dai servizi allo sport, dalle arti allo svago – dapprima battano la concorrenza con l’aiuto del partito, e poi pervadano il mercato e divengano la nuova economia.
A coloro che capiscono che occorre, non chissà quale informe ed improbabile democrazia popolare, ma una piramidalità elettiva autenticamente democratica, ovvero in cui la corretta rappresentatività sia garantita dal divieto di ogni forma di segretazione e dal controllo di una magistratura a cui sia tolta ogni possibilità di vendersi sapendo che, com’è ‘normale’ che sia in base alle pulsioni fondamentali, lo farà non appena le sarà possibile.
Democrazia popolare morta quando il tribunale dei 500, espressione dell’intera Atene, giunse a condannare Socrate pur sapendo tutti chi fosse e cosa rappresentasse. Tant’è che la giustizia popolare sarà sostituita nel mondo romano dal giudice delegato dal popolo, cioè dal pretor urbanus e dal pretor peregrinus.
Compagni di partito ai quali, abbracciandoli idealmente, devo lanciare un monito sempre in relazione alla chimerica democrazia popolare (democrazia degli illusi) ed in nome della vera democrazia rappresentativa.
Il 15.6.1987, in Cucciolino, ho scritto: «Il potere ha ora di fronte una nuova difficoltà: quella di ritrovarsi più democratico della massa, la quale, resa viziosa, gli oppone i suoi vizi e lo rallenta nel processo di democratizzazione».
Il monito, carissimi, è che, dal 1985, il cambiamento culturale che propugno e da cui nel 1987 ho tratto il programma del PAS viene impedito, non dalle banche, dalle multinazionali o dalle lobby, ma dalla gente, attraverso gli ‘onesti’ e i ‘volenterosi’ che sostiene, vota e manda in parlamento, per cui il nostro problema non sono stati i nostri nemici, ma la mancanza di amici.
Eserciti di ‘onesti’ e ‘volenterosi’ (di ottenere cariche pubbliche, vantaggi, successi) che, se solo fosse stato vigente il principio morale che il diritto di esprimersi in pubblico va mediato con il diritto del pubblico di non vedersi rubato il proprio tempo con argomenti che non siano nuovi né rilevanti, non sarebbero mai diventati i partiti e i movimenti che, a partire da Forza Italia, si sono succeduti per dirottare, da trent’anni, i cambiamenti causati dai miei scritti sul binario morto della ‘rivoluzione per non cambiare’.
Che fare? Ebbene, ciascuno farà quel che ritiene.
Quanto a me, pubblico questo complesso opuscolo per sottoporre il PAS all’analisi di chi vorrà farmi l’onore di leggerlo.
Complesso perché un’altra cosa da chiarire è che nessuno stadio della democrazia riuscirà a rendere facile la comprensione di ciò che è difficile se non al prezzo di un minimo di impegno.
Opuscolo che se a leggerlo fossero moltissimi, come auspico, ci darebbe una forza enorme, perché fin qui gli individui dediti alla lettura sono sempre stati pochi.
Pochi perché il sapere è sempre andato alle punte, e sono poi le punte che lo hanno riverberato su coloro che non hanno saputo capire o hanno preferito delegare ad altri in cui confidavano la comprensione delle cose.
Tant’è che solo una piccola frazione dell’umanità ha letto La Bibbia, Omero, Eschilo, Virgilio e Dante, ma nemmeno il fatto che la valenza codicistica morale di quelle pagine non è mai stata capita da nessuno, neanche dalla scuola, che le insegna da sempre, ha impedito che divenissero i codici dei valori che regolano la nostra vita.
Per non parlare di Marx, che non ha letto quasi nessuno, non foss’altro che perché è illeggibile, eppure ha generato il marxismo, che ha appestato la vita degli ultimi secoli; o di Nietzsche, che hanno letto pochissimi, ma ha ispirato suo malgrado il nazismo, perché disdegna l’analitica esplicazione dei concetti e le puntualizzazioni, che frustrano l’arte, ma sono il prezzo da pagare per evitare equivoci culturali.
Libro del PAS che dovremo dunque far comprendere anche a quelli che non leggono, affinché si convertano alle nostre tesi.
Ciò «giammai per ‘bontà’, ma solo, sempre e semplicemente perché è indispensabile che avvenga, perché il livello di strategismo/pazzia dell’uomo di oggi è tale che, nel vano scontro su tutti i piani, tutte le forze stanno per spezzarsi, e tutte le mete, pur a portata di mano, sono sempre più irraggiungibili per i sempre più tragicamente ridicoli lottatori, che assurdamente si sono consumati al solo scopo di impedirsi l’un l’altro di raggiungerle» (gennaio 1990).
Ma, proseguendo, detto che «l’intelligenza è la capacità di svilupparsi passando attraverso lo sviluppo degli altri, e la furberia è la capacità di crescere a scapito degli altri sfruttando lo strategismo», la stupidità, la cretinaggine, l’idiozia – che sono cose diverse che qui però non ho lo spazio di descrivere, e che dobbiamo sconfiggere – non sono mai frutto di insufficienza mentale o culturale.
Sono invece frutto di errate visioni, di solito di sé, ma anche di altro o altri, che gli individui adottano, e che poi, quando si arroccano per difenderle, generano altri errori e sistemi di errori interrelati che altereranno la loro mente.
Stupidi, cretini, idioti, che dunque si possono subito guarire sol che si riesca a far ‘vedere’ loro gli errori; operazione psicologica che però nessuno fa mai finché non ve lo induce la necessità.
In questo quadro, se ideologia significa: «insieme di idee organizzate per il perseguimento delle esigenze collettive», l’affermazione che le ideologie siano superate può solo riguardare quelle che fin qui ci hanno guidato.
Disprezzo per le ideologie e i partiti ed esaltazione del ‘movimentismo’ in realtà escogitati dal regime per spodestare la politica.
Regime costituito dalla cupola bancaria, al cui vertice sono le dinastie bancarie, tra cui, preminenti, i Rothschild e i Rockefeller, e al cui servizio operano la massoneria deviata, i ‘club’ (quali il bilderberg e il comitato dei 300), e le innumerevoli cosche governative, istituzionali, economiche, giudiziarie, mediatiche, professionali.
Massoneria deviata e ‘club’ che sono la ‘dirigenza’ trasversale e sovranazionale di tutto ciò che rileva: dai Parlamenti alla Corte Europea, al Congresso ed alla Corte Costituzionale USA, a google, wikipedia, microsoft, alla fiat, al nobel, ai media.
Cosche che sono i suoi organi, i suoi esecutivi locali, le sue forze speciali, il suo ‘braccio armato’.
Regime guidato da questo immenso lerciume che, sommato alla gente, dà – spiace dirlo – il sistema. Perché vedremo che il potere moderno è una forza in sé di cui ognuno è vittima e protagonista nello stesso tempo.
Sistema che ha usato i ‘movimenti’ per neutralizzare la politica perché lo strumento della politica sono i partiti, mentre i movimenti sono funzionali a svuotarla in quanto privi, oltre che di strutture adeguate (‘leggeri’), di organizzazione democratica; nonché controllati da capi ogni volta creati occultamente, magari a loro stessa insaputa.
Fu pensando queste cose che, dal gennaio 1987, inizia a divulgare centinaia di migliaia di copie del documento Causa della fondazione e ideologia del PAS (segue), ed a pubblicarlo, come molti altri, su pagine intere dei principali giornali nazionali a suon di milioni (di lire) che spesso non avevo.
PAS che ‘fondai’ solo sulla carta per offrire un’ideologia ed un articolato progetto politico a tutti i partiti, che già allora si dibattevano sterilmente tra sempre più incerte definizioni di destra, sinistra e centro.
Tesi che divulgavo, già dal 1985, attraverso «l’esercito dei miei soldatini pronti a combattere senza paura e senza paga fino alla morte, data la loro qualità di fogli di carta da lire 10 stampati in fronte retro», e che – in un silenzio incredibile per tante persone che pure insieme sapevano e sanno – hanno provocato e continuano a provocare un ininterrotto succedersi di eventi e forze politiche, ma solo e sempre in conseguenza delle rotture di equilibri che causavano e causano, e mai finora come espressione del minimo gesto di buona volontà.
‘Onesti’ e ‘volenterosi’ che sono stati i garanti di questo pernicioso immobilismo, e che ora dobbiamo convertire all’intelligenza perché, se l’era dell’intelligenza irrompe, l’involuzione climatica può ancora essere fermata.
Una speranza e non una certezza perché sono millenni che gli uomini si affannano a formulare proposte di cambiamento basate sul bene, il bello, il giusto e l’utile e, se non sono mai servite a nulla, è perché la verità è facile ed ovvia, ma per raggiungerla occorre infrangere la barriera del nostro inconscio fittizio, dietro la quale si dimenano riprovevoli i mostri di cartapesta del disimpegno di ognuno di noi.
Un infrangere la barriera del nostro inconscio fittizio che sarà causato dai cambiamenti che stiamo subendo e subiremo per non aver voluto porre rimedio in tempo, e che ci consentirà di giungere a «nuove forme del conoscere rispetto a tutto quanto già sappiamo».
E avverrà così che, siccome le cose difficili sono facili per chi le sa fare, ciò che ora è impossibile diverrà automatico, se cambieremo.
Detto cioè che lo strategismo è la chiave di lettura del comportamento e la principale causa dell’universale malessere, ed è ineludibile, perché la vita è comunque rapporto di forza, occorre però che esso divenga più civile. Occorre cioè smettere di combatterci in maniere fraudolente, ed iniziare a farlo con più lealtà.
luglio 2015